Se giudichi un pesce per la sua abilità di arrampicarsi sugli alberi passerà la sua vita a credersi stupido!

Nel suo libro, Fuori di testa. Perché la scuola uccide la creatività, Sir Ken Robinson afferma che tutti nasciamo con talenti naturali, ma pochi di noi li scoprono e pochissimi sono in grado di svilupparli. Paradossalmente, una delle cause di questo immenso spreco di talenti è proprio il sistema che dovrebbe valorizzarli: la scuola.

Il fine dell’istruzione è l’apprendimento di nuovi concetti, nuove idee, insegnare nuovi metodi di ragionamento. Tuttavia una sfumatura dell’istruzione che andrebbe maggiormente rafforzata è lo sviluppo dell’identità della persona.

Gli insegnanti sono l’anima delle scuole, ma insegnare è una professione creativa.

L’insegnamento correttamente concepito, non è solo un sistema di consegna, non bisognerebbe soltanto trasmettere le informazioni apprese, ma anche orientare, ispirare, coinvolgere, supportare lo studente nella sua ricerca interna.

Se un dottore desse la stessa cura a tutti i malati il risultato sarebbe disastroso e a scuola il risultato è lo stesso. Il talento umano è molto diversificato, le attitudini delle persone sono diverse, il professore dovrebbe arrivare al cuore dello studente e supportarlo nella ricerca del suo talento.

 

È una questione di passione, entusiasmo, le persone fanno quello che entusiasma il loro spirito e dà loro energia. Se facciamo quello che sentiamo nostro, il tempo prende una nuova strada: quando si fa qualcosa che si ama un’ora sembra 5 minuti, se si fa una cosa che non ci piace 5 minuti sembrano un’ora. Il motivo per cui tanti non amano lo studio è perché non nutre il loro spirito, non alimenta la loro energia o la loro passione.

La Finlandia ha un sistema vincente che andrebbe seguito: non ha un approccio pressante sulle materie che vengono considerate importanti come Lettere, Matematica, Scienze, ma applicano un sistema che coinvolge, stimolando la curiosità e l’individualità dello studente attraverso più corsi e attività.

Ma non finisce qui, un altro problema riguarda la Valutazione.

Al posto della curiosità c’è una cultura del risultato, i nostri studenti sono portati a seguire la stessa routine cercando di raggiungere il voto desiderato, invece di sviluppare l’immaginazione e la curiosità in quello che sentono più vicino a loro.

La direzione in cui stiamo andando è che il titolo di studio non varrà più nulla, ma le competenze acquisite in quello che ci piace fare, rappresenteranno il vero valore: la tua passione sarà il tuo lavoro!

 

Ma come facciamo a capire cosa ci piace veramente?

La maggior parte delle persone vivono senza una reale consapevolezza di quali possono essere i loro talenti, o se ne hanno qualcuno. Molte affermano di non essere veramente brave in niente. Non sono appassionate in ciò che fanno, tirano avanti, non traggono piacere, lo sopportano e piuttosto che goderselo aspettano l’arrivo del weekend.

Ci sono invece persone che amano quello che fanno, se dici loro “lascia stare, fai altro”  ti sorridono dicendo che non si può lasciar stare se stessi.

Quello che fanno è unito a quello che sono, questo sono io e non posso abbandonarlo perché è il modo migliore per esprimere me stesso, è il modo più autentico. Ecco , è questo il traguardo finale, riuscire a prendere coscienza di cosa è più importante per me, quali sono i miei ambiti lavorativi, cosa mi motiva.

 

Il sistema scolastico dovrebbe quindi essere meno standardizzato e garantire dei percorsi paralleli personalizzati  a seconda delle caratteristiche della persona.

La paura che sta prendendo piede riguarda l’impoverimento dello spirito della persona, della sua voglia di mettersi in gioco, mentre in questo periodo di forti cambiamenti esterni, lo studente dovrebbe capire l’importanza della ricerca delle proprie risorse interne.

Cosa ne pensi?

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